Parco di Concadirame: modello da esportare in tutta la città

“Partiamo da qui, dal parco pubblico di Concadirame, per la seconda delibera che firmerò se sarò eletto sindaco al Ballottagio il 9 giugno, perché questo è un caso di scuola. Ci stiamo raccontando da un po’ di tempo che è necessario studiare e magari copiare quello che fanno in altre città per poterlo poi replicare nel comune di Rovigo. Ma molti esempi eccellenti li abbiamo già in casa. Il parco pubblico di Concadirame è un caso straordinario, che vorremmo replicare su larga scala nella nostra città”. Il candidato sindaco del centrosinistra unito Edoardo Gaffeo propone atti concreti di rilancio della città.

Come quello della seconda proposta di delibera lanciata sabato mattina sui “Patti di collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani” dal parco pubblico di Concadirame, sito dietro le ex scuole elementari e gestito dall’associazione di volontari, “Ida Galante” un gruppo pioniere che ha lanciato un modello istituzionale che prima nel Comune di Rovigo non esisteva. “Lo so il nome della delibera sembra complesso- racconta ancora Gaffeo- ma la spiegazione si traduce in questo spazio verde pubblico fiore all’occhiello di Concadirame. L’area fu abbandonata a metà degli anni Novanta. All’epoca un gruppo di giovani del paese la riqualificò e la aprì al pubblico. Come? Con la nascita di un’associazione di volontari, che ha lavorato inizialmente in totale autonomia ripulendo il parco e poi attivandosi per riuscire ad ottenere servizi come giochi per i bambini e poi i collegamenti a luce e acqua. Questo luogo è l’esempio concreto da realizzare anche nel resto di Rovigo attivando un rapporto di collaborazione di cittadinanza attiva e partecipata che veda i cittadini singoli o anche sotto forma di associazioni come una risorsa per la cura dei beni comuni”.

Poi Edoardo Gaffeo, 51 anni docente di Politica Economica all’Università di Trento, è entrato nei dettagli della delibera. “Entro la metà di luglio vogliamo proporre – conclude Gaffeo- prima una bozza di regolamento che si ispira alle forme patti di collaborazione che vengono già realizzati in molti altri comuni italiani e poi la delibera che li riconosce ufficialmente. I patti di collaborazione riguardano la possibilità di condividere l’amministrazione di spazi pubblici tra l’amministrazione pubblica e o singoli cittadini o associazioni per la cura, gestione e manutenzione degli spazi urbani. I regolamenti possono essere replicati. Quello di cui sono stato accusato è che potrei fare bene il sindaco di Milano e non quello di Rovigo perché una delle idee che sto portando avanti è che questa è una città che ha bisogno di guardarsi intorno, ma in realtà non dobbiamo guardarci troppo intorno perché esistono già qui idee che funzionano perfettamente”.

I patti di collaborazione sono strumenti necessari per stabilire i “diritti e i doveri dell’associazione che si prende cura del bene pubblico con anche una suddivisione delle spese della manutenzione ordinaria e straordinaria e individuano inoltre la possibilità di avere sconti di natura fiscale per l’associazione che utilizza lo spazio e la possibilità di attivare anche delle polizze assicurative”.

Ecco il testo della proposta di delibera.

PROPOSTA DI DELIBERA DI CONSIGLIO COMUNALE N.2

DA APPROVARE IN GIUNTA ENTRO IL 15 LUGLIO

OGGETTO: disciplina dei patti di collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani

LA GIUNTA COMUNALE

Premesso che: nella nuova formulazione dell’articolo 118 della Costituzione è esplicitamente previsto che Comuni favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. Già in numerosi Comuni questo aspetto è stato disciplinata ed articolato nei cosiddetti “patti di collaborazione”, accordi di cittadinanza attiva e partecipata tra la sfera pubblica, privata e del terzo settore, nei quali le energie dei singoli, dei gruppi informali e delle associazioni vengono messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione a sfide che riguardano l’intera città, condividendo la responsabilità della cura e della rigenerazione dei beni comuni urbani.

Considerato che: un patto di collaborazione prevede che un bene comune, come per esempio un parco o una piazza, possa diventare oggetto di azioni di cura, rigenerazione, riuso o gestione per iniziativa di cittadini singoli o associati, oppure su proposta dell’amministrazione comunale. Sia che l’istanza provenga “dall’alto” o “dal basso” le parti si impegnano a rispettare un patto che prevede anche forme di sostegno pubbliche a seconda delle modalità, delle finalità e dei soggetti coinvolti secondo le previsioni dell’apposito regolamento. Le proposte di collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani riguardano principalmente i seguenti ambiti: beni materiali come strade, piazze, aree scolastiche, aiuole, parchi e aree verdi, spazi sfitti o inutilizzati, per i quali si possono prevedere forme anche temporanee di riuso, per innescare processi di valorizzazione sociale, culturale, imprenditoriale, con evidenti benefici per la collettività; beni immateriali come l’inclusione e coesione sociale, educazione, formazione, cultura, sensibilizzazione civica, sostenibilità ambientale, riuso e condivisione; azioni digitali come realizzazione di siti, applicazioni, canali social, alfabetizzazione informatica.

DELIBERA

di assumere il dovere di sostenere e valorizzare l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, volta al perseguimento di finalità di interesse generale, aderendo a “Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà”, condividendo la convinzione che i cittadini siano portatori di capacità e che queste capacità possano essere messe a disposizione della collettività, ed approvando l’allegata bozza di “Regolamento sui patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei beni comuni urbani”, da sottoporre poi all’approvazione del consiglio comunale